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      Le mail che Snowden inviò all'NSA prima di rivelare al mondo i loro programmi di sorveglianza

      Le mail che Snowden inviò all'NSA prima di rivelare al mondo i loro programmi di sorveglianza Le mail che Snowden inviò all'NSA prima di rivelare al mondo i loro programmi di sorveglianza Le mail che Snowden inviò all'NSA prima di rivelare al mondo i loro programmi di sorveglianza

      Esclusiva

      Le mail che Snowden inviò all'NSA prima di rivelare al mondo i loro programmi di sorveglianza

      Di Jason Leopold

      La mattina del 29 maggio 2014, a Washington, negli Stati Uniti, l'avvocato dell'Office of the Director of National Intelligence (ODNI) Robert Litt inviò una email ai funzionari di alto grado della National Security Agency (NSA) e della Casa Bianca.

      Oggetto: cosa fare con Edward Snowden.

      I leak diffusi da Snowden erano stati resi pubblici a giugno dell'anno precedente, quando Glenn Greenwald del Guardian e Barton Gellman del Washington Post avevano pubblicato diversi articoli basati su informazioni contenute in documenti riservati portati alla luce dal dipendente della NSA.

      A questo punto Snowden, che nel corso dell'ultimo anno era stato demonizzato sia dalla NSA che dall'amministrazione Obama, affermava pubblicamente qualcosa che mise in allarme l'agenzia: il whistleblower spiegava infatti che, prima di pubblicare i documenti riservati, aveva cercato a più riprese di esprimere all'NSA le sue preoccupazioni riguardo al programma di sorveglianza dei cittadini statunitensi. E che l'agenzia, di fronte alle sue rimostranze, non avrebbe fatto nulla.

      Alcune delle persone incluse nello scambio di email, tra cui Rajesh De, uno degli avvocati della NSA, volevano la pubblicazione di un'email di aprile 2013 in cui Snowden poneva delle questioni riguardanti "l'interpretazione delle autorità" rispetto ai programmi di sorveglianza dell'agenzia.

      Era quella l'unica prova trovata dall'agenzia che sembrava confermare le affermazioni di Snowden, e De riteneva - paradossalmente, forse - che fosse sufficientemente debole da mettere in discussione la credibilità di Snowden e ripulire la reputazione dell'NSA.

      List, però, non era d'accordo. "Non sono sicuro che la pubblicazione di quell'email lo farà passare come un bugiardo," scrisse a Caitlin Hayden, al tempo portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, a De e ad altri funzionari. "Tecnicamente, l'email [di Snowden] 'esprime delle preoccupazioni riguardo l'interpretazione che l'NSA fa della sua autorità.' [...] Se forse [l'email] non solleva le stesse questioni che Snowden afferma di aver posto, non mi sembra nemmeno che sia una smentita inconfutabile."

      Due ore dopo, tuttavia, Litt modificò la sua posizione, e più tardi l'email venne resa pubblica, insieme a un commento della portavoce dell'NSA Marci Green Miller: "L'email in questione non solleva accuse o preoccupazioni riguardo a violazioni o abusi."

      Cinque giorni dopo, un'altra email viene inviata al direttore dell'NSA Mike Rogers: in copia ci sono altri 31 membri dell'agenzia. Nell'email, un alto funzionario dell'NSA chiede scusa a Rogers per non aver fornito a lui e ad altri i dettagli delle comunicazioni di Snowden con i dipendenti dell'NSA riguardo alle preoccupazioni dell'ingegnere sulla sorveglianza.

      Sembrava che l'NSA non avesse voluto rendere pubblico proprio tutto riguardo ai contatti avuti con Snowden, prima che quest'ultimo diventasse il più famoso e denigrato whistleblower di tutti i tempi.

      Centinaia di documenti interni dell'NSA, desecretati e consegnati a VICE News in seguito a una richiesta FOIA (Freedom of Information Act), rivelano oggi per la prima volta che non solo la verità dietro a quella "singola email" è più complessa rispetto a quanto rivelato dalla NSA in prima istanza, ma anche che Snowden ebbe un faccia a faccia con una delle persone incluse in quella catena di email.

      I documenti in possesso di VICE News contengono informazioni sull'interazione dell'NSA con la stampa, nuovi dettagli sul lavoro di Snowden, e uno sguardo dietro le quinte degli sforzi dell'NSA, della Casa Bianca e della senatrice USA Dianne Feinstein — con l'obiettivo di screditare Snowden.

      I documenti, costituiti da oltre 800 pagine che potete consultare in pdf in fondo all'articolo, insieme a numerose interviste effettuate da VICE News, offrono uno sguardo unico sul comportamento dell'NSA durante il momento di crisi dell'agenzia.

      E mettono pesantemente in discussione l'attendibilità delle dichiarazioni del governo americano riguardo al periodo in cui Snowden ha lavorato per l'NSA.

      A marzo del 2014, Snowden parlò davanti al Parlamento Europeo; ad aprile, venne intervistato da Vanity Fair; a maggio rilasciò la prima intervista televisiva della sua vita a NBC News.

      In tutti e tre i casi, Snowden dichiarò di avere fatto presenti le sue preoccupazioni all'NSA quando ne era ancora un dipendente, e affermò che i suoi dubbi furono costantemente ignorati. Proprio nel corso della sua testimonianza al Parlamento Europeo, gli venne chiesto se avesse "valutato tutte le opzioni prima di decidere di rendere tutto pubblico."

      "Sì," rispose. "Avevo parlato di questi programmi, chiaramente problematici, a più di dieci funzionari diversi, nessuno dei quali ha fatto alcunché per affrontare la questione. [Lo avevo fatto] in quanto dipendente di una compagnia privata, e non come dipendente diretto del governo americano." Snowden, che era sotto contratto con la Booz Allen Hamilton quando ha reso pubblici i documenti, disse: "Non ero protetto dalle leggi americane sui whistleblower, e non sarei stato protetto dalle ritorsioni e dalle sanzioni legali per aver rivelato informazioni riservate su violazioni di legge seguendo la procedura raccomandata."

      Quattro giorni dopo la testimonianza di Snowden, il capo della divisione di controspionaggio dell'NSA inviò un'email con l'oggetto "Affermazioni Snowden" a Richard Ledgett, vice direttore dell'NSA e a capo della cosiddetta Media Leaks Task Force creata l'anno precedente per indagare i leak di Snowden. In copia c'erano anche Leonel Kemp Ensor, capo della sicurezza dell'NSA, e altri funzionari dell'agenzia.

      "Come richiesto noi, ADS&CI [il Direttore associato della sicurezza e del controspionaggio dell'NSA] e l'FBI abbiamo condotto ricerche approfondite sulle [dichiarazioni di Snowden al Parlamento Europeo]," scrisse il funzionario del controspionaggio dell'NSA. "La ricerca include una revisione di tutte le interviste e i documenti, tra cui le interviste raccolte/condotte con i dipendenti di Dell e Booz Allen Hamilton."


      "Non abbiamo riscontrato prove che supportino le sue affermazioni nelle interviste, nelle email o nelle chat esaminate," proseguiva il funzionario dell'NSA. Tuttavia, il funzionario riconobbe che Snowden aveva fatto presente la questione 'privacy' mentre era all'NSA. "Alcuni colleghi dicono di aver parlato con Snowden della costituzione, nello specifico della sua interpretazione della costituzione come bianca o nera, mentre altri hanno detto di aver parlato in generale di questioni di privacy su internet."

      Il capo del controspionaggio dell'NSA concluse che queste conversazioni sulla costituzione e sulla privacy non equivalevano a sollevare questioni riguardo alle attività di spionaggio dell'agenzia.

      * * *

      Prima della pubblicazione di questo articolo, abbiamo chiesto a Edward Snowden di rispondere a una serie di domande specifiche; tuttavia Ben Wizner, il suo avvocato, ha detto a VICE News che il suo assistito sarebbe "indeciso" sul discutere delle questioni sollevate dai documenti dell'NSA, poiché non si fida delle motivazioni che hanno spinto l'agenzia a pubblicare le carte.

      "[Snowden] ritiene che l'NSA stia ancora mettendo in atto giochetti con le sue comunicazioni, e così ha scelto di non prendere parte a questo progetto," ci ha detto Wizner. "Non confida nel fatto che la l'intelligence stia agendo in buona fede."

      Una delle cose più sorprendenti che emergono dall'indagine svolta da VICE News grazie al FOIA, è che l'NSA ha ammesso di aver alterato alcune email legate alle discussioni su Snowden. In un comunicato inviato a VICE News venerdì scorso, l'avvocato del Dipartimento della Giustizia Brigham Bowen ha infatti spiegato: "A causa di alcune falle tecniche del sistema operativo, alcune date nelle intestazioni delle email sono state inevitabilmente alterate."

      * * *

      Quando pubblicò l'email di Snowden nel 2014, l'NSA la descrisse come una segnalazione innocua, cui venne data una risposta immediata e diretta. Ma i documenti raccontano il contrario: svariate persone impiegate in diversi dipartimenti furono coinvolte nel processo di elaborazione di una risposta, prima che questa venisse inviata.

      Snowden inviò quell'email il cinque aprile 2013 - un anno prima della pubblicazione dell'articolo su Vanity Fair. Nell'oggetto si leggeva: "Ho una domanda riguardo al training obbligatorio USSID 18."

      La United States Signals Intelligence Directive 18 (USSID 18) monitora le regole che l'NSA dovrebbe rispettare per proteggere la privacy delle comunicazioni negli Stati Uniti.

      Snowden stava seguendo questo e altri corsi di addestramento nel Maryland, mentre lavorava per passare da una posizione di sistemista a una di analista. Facendo riferimento a una slide dal programma di addestramento che sembrava indicare che gli Statuti federali e gli Ordini Esecutivi presidenziali avessero lo stesso peso legale, Snowden osservò: "Non sembra corretto [...] Da quello che so, gli Ordini Esecutivi possono essere superati dagli Statuti federali, ma gli Ordini non possono prevalere sugli Statuti."

      (Illustrazione di Todd Detwiler)

      Circa 20 minuti dopo l'invio dell'email, un manager dell'OGC - l'organi che l'aveva ricevuta - inoltrò il messaggio al gruppo di addestramento Signals Intelligence Oversight and Compliance — le persone che avevano ideato il test criticato da Snowden.

      "Abbiamo ricevuto questa domanda riguardo l'addestramento USSID 18; credo che l'email sarebbe invece dovuta arrivare alla vostra organizzazione," scrisse il manager. "Potete aiutarci?" Il manager mise in copia anche lo stesso Snowden.

      Il successivo giorno lavorativo, l'otto aprile, l'email e la domanda vennero rispedite all'OGC. La donna che prese questa decisione spiegò successivamente ai commissari dell'NSA: "Nonostante mi sentissi a mio agio a rispondere alla domanda, pensavo fosse più appropriato che a rispondere fosse l'OGC, visto che i documenti di autorità includono dei termini legali e il richiedente voleva che fossero classificati in ordine di precedenza."

      Per questa ragione, la donna inoltrò l'email a due avvocati dell'OGC che si erano occupati recentemente del tema.

      Quando, quel lunedì, uno degli avvocati rispose a Snowden, aggiunse in copia cinque persone: tre nell'Oversight and Compliance Office (indicata con le lettere SV all'interno dell'agenzia), e altri due altri avvocati dell'OGC.

      L'avvocato rispose a Snowden che "gli Ordini Esecutivi hanno la 'forza e l'effetto delle leggi.' Detto questo, hai ragione nel dire che gli Ordini non possono prevalere su uno Statuto." Snowden lesse l'email, poi la spostò in una cartella della sua casella postale.

      Durante una recente intervista con VICE News Litt, che nel 2014 aveva espresso dei dubbi sull'email - salvo poi cambiare idea - ha detto: "Snowden dice di aver sollevato le sue preoccupazioni internamente all'NSA, ma nessuna persona razionale leggerebbe" questo in una mail contenente "una richiesta di chiarimento riguardo a un corso di aggiornamento."

      Meno di sei settimane dopo aver inviato l'email, Snowden si trovava su un aereo diretto a Hong Kong, portando con sé migliaia di documenti governativi riservati. In un rapporto sull'indagine che ne è seguita, un agente speciale fece notare che Snowden, nel momento in cui inviò l'email, aveva già cominciato a lavorare ai propri piani.

      "È bene far notare questo [l'invio dell'email] è avvenuto sei mesi dopo aver contattato Glenn Greenwald (stando a Greenwald) e tre mesi dopo aver contattato Laura Poitras (stando a Poitras e Greenwald)," ha scritto l'agente speciale.

      Poitras è la regista che Snowden ha contattato insieme a Greenwald e Gellman. "Quindi quest'email non prova che abbia cercato di sollevare delle questioni sulle procedure dell'NSA attraverso canali ufficiali prima di rivolgersi ai media," si legge ancora nel rapporto dell'agente. Non è chiaro se Snowden avesse già condiviso alcuni dei documenti in suo possesso con i giornalisti.

      (Illustrazione di Todd Detwiler)

      Ad aprile 2014, il mese dopo la sua testimonianza al Parlamento Europeo, Snowden mise nuovamente in discussione quanto comunicato pubblicamente dall'NSA sul fatto che lui non avesse fatto presenti le sue preoccupazioni all'agenzia. Prima della pubblicazione dell'articolo su Vanity Fair, l'otto aprile la rivista ne aveva postato un'anteprima sul proprio sito.

      "Non solo l'NSA sa che ho sollevato delle perplessità, ma sa anche che ci sono prove che dimostrano che io ho fatto presenti le mie preoccupazioni ai loro avvocati, perché l'ho fatto via email," diceva.

      "Sfido direttamente l'NSA a negare che io abbia contattato gli organi di vigilanza e supervisione via email e che io abbia dato voce alle mie perplessità riguardo alla loro sospetta interpretazione della legge."

      Più tardi, qualcuno nella Media Leaks Task Force ha fatto circolare un'email col titolo "Per Vostra Informazione: Le Accuse di Snowden nell'Articolo di Vanity Fair." Il giorno dopo Rogers, che era diventato direttore dell'NSA da solo una settimana, avviò almeno a parole una politica di trasparenza.

      "Dobbiamo essere pronti a essere molto aperti," scrisse Rogers in un'email indirizzata a Ledgett, De, Ethan Bauman (direttore dellUfficio di Affari Legislativi dell'NSA), Frances Fleisch (direttrice esecutiva dell'agenzia) e ad altri funzionari i cui nomi sono stati censurati.

      "Se le affermazioni [di Snowden] sono sbagliate e non abbiamo problemi riguardo al tema in questione, dovremmo essere molto diretti nell'affermare che le sue dichiarazioni sono sbagliate. Voglio che ci coordiniamo il prima possibile, invece di aspettare un articolo e poi passare tre settimane a dibattere sul da farsi."

      Più facile a dirsi che a farsi. La mattina del dieci aprile, un giorno prima della pubblicazione dell'articolo completo su Vanity Fair, qualcuno all'NSA inviò un'email ad Arlene Grimes, nell'ufficio stampa dell'agenzia, mettendo in copia diversi altri funzionari, per decidere quale fosse "il modo migliore per procedere" alla luce delle direttive di Rogers.

      La missione principale della Media Leaks Task Force era quella di intraprendere "azioni più dirette per minare dichiarazioni false future e ricorrenti" da parte di Snowden, come scrisse un funzionario dell'NSA. La task force poteva usare l'email inviata da Snowden, disse il funzionario, per raggiungere quell'obiettivo "contattando Vanity Fair PRIMA della pubblicazione e facendogli sapere che vogliamo mettere in discussione subito e pubblicamente quell'affermazione. E rendere chiaro che abbiamo avvertito Vanity Fair che i fatti sono sbagliati."

      Per proseguire con questa strategia, l'NSA aveva bisogno di due cose: l'assoluta certezza che Snowden non avesse espresso i suoi dubbi, e l'approvazione da parte del DOJ per la pubblicazione dell'email.

      Sembra tuttavia che l'NSA non avesse nessuna delle due cose.

      Le email rivelano come il DOJ preferisse che l'email di Snowden non fosse diffusa pubblicamente. Inoltre, alcuni all'interno dell'NSA ritenevano che fossero necessarie ulteriori indagini per assicurarsi che Snowden non avesse sollevato altre questioni.

      "Abbiamo bisogno di maggiori certezze, se ci siano o meno comunicazioni aggiuntive prima di mettere a rischio la reputazione dell'agenzia," scrisse una persona della task force in un'email del nove aprile indirizzata al controspionaggio, all'ufficio di affari legislativi, e all'ufficio legale.

      "Sto per dare il via libera alle organizzazioni appropriate perché facciano una ricerca delle email [...] per assicurarci che non ci siano altre comunicazioni che possano corroborare le affermazioni di Snowden."

      La mattina successiva, poco prima delle 6:30, un membro della task force inviò un'email al capo della divisione di controspionaggio dell'NSA.

      "Un'ultima domanda che mi ha tolto il sonno ieri notte, sai se a [censurato] che ha ricevuto l'email di aprile [2013] da Snowden sia stato chiesto nello specifico se ha ricevuto altre comunicazioni?" scrive.

      "Chiedo perché probabilmente nessuno controlla le sue email in entrata dato che ora è in pensione. Sto solo cercando di essere il più sicuro possibile del fatto che abbiamo chiesto alle persone giuste e che abbiamo controllato nei posti giusti nel caso ci siano potenziali sorprese."

      La donna in questione era l'avvocato dell'OGC che ha risposto all'email di Snowden e alla sua domanda sulle gerarchie delle leggi. Nel frattempo, in effetti, era andata in pensione. Il capo del controspionaggio scrisse che la donna non ricordava alcuna interazione con Snowden quando è stata interrogata dopo i leak, ma che avrebbe "controllato di nuovo."

      Il capo del controspionaggio contattò l'avvocato in pensione, e circa un'ora dopo la loro conversazione inviò un'altra email.

      (Illustrazione diTodd Detwiler)

      "Ho parlato con [censurato] a casa," ha scritto. "Ha detto che non ci sono stati contatti telefonici dopo le email. Ha anche confermato che Snowden non ha risposto alla sua replica, cosa che corrisponde a quello che vediamo nelle email. La nostra revisione delle email [di Snowden] non ha rivelato email aggiuntive che corrispondono alla descrizione dell'articolo [di Vanity Fair]. Credo fermamente che siamo in possesso delle informazioni giuste. Ho chiesto al DOJ di chiamarmi per parlare della pubblicazione [dell'email]. Ho sentito che [censurato] non è contento del fatto che sto parlando con DOJ, ma al momento la cosa non mi preoccupa troppo."

      "Grazie," ha risposto il funzionario della task force. "Ti verrò a trovare quando ti metteranno in prigione per aver parlato col DOJ."

      Il pomeriggio del dieci aprile Bauman inviò un'email a David Grannis, allora direttore dello staff della Commissione sull'Intelligence del Senato, e ad altri dipendenti del Congresso, per allertarli dell'articolo di Vanity Fair. Bauman gli fornì anche una copia censurata dell'email di Snowden.

      L'undici aprile, Vanity Fair pubblica l'articolo. Quel pomeriggio, Ledgett invia un'email a Teresa Shea, direttrice del SIGINT, l'ufficio responsabile per la decodifica delle comunicazioni elettroniche, e a una serie di funzionari i cui nomi sono stati censurati. L'email, che aveva come oggetto, "Articolo Vanity Fair Con Fuggitivo - Potrebbe Causare Lavoro Aggiuntivo," diceva che " è uscito il tanto atteso articolo di Vanity Fair col fuggitivo... Probabilmente il fatto più preoccupante che emerge dall'articolo è l'affermazione del fuggitivo in cui dice di aver sollevato delle questioni con gli avvocati dell'NSA e con il personale che si occupa di sorveglianza e conformità."

      Gli sforzi prima della pubblicazione dell'articolo per assicurarsi che Snowden non avesse fatto presenti le sue preoccupazioni all'interno dell'agenzia sono particolarmente rilevanti alla luce di un fatto: Ledgett aveva già detto che Snowden non aveva sollevato formalmente alcuna questione — e lo aveva detto nell'articolo stesso, dato che era stato intervistato molto prima della pubblicazione.

      L'articolo, e in particolare le affermazioni di Snowden sul fatto che avesse ripetutamente manifestato i suoi dubbi via email, sono state il motore della richiesta FOIA presentata da VICE News, avviata il giorno stesso in cui l'articolo venne pubblicato. Dopo la pubblicazione, le affermazioni di Snowden non diedero vita a un reale interesse giornalistico su questa questione specifica, un fatto che potrebbe avere indotto l'NSA a pensare di poter tranquillamente smettere di preoccuparsi della questione.

      "La buona notizia è che questo articolo non è stato rilanciato e che non ci sono state domande da parte dei media oggi," scrisse Grimes il pomeriggio del dieci aprile. Forse, però, aveva parlato troppo presto.

      * * *

      Sei settimane dopo, infatti, - la mattina del 23 maggio 2014 - Matthew Cole, allora reporter investigativo per NBC News, invia un'email all'ufficio stampa dell'NSA. Voleva avvertirli della messa in onda di una videointervista esclusiva con Snowden, la prima con un network televisivo americano.

      "[...] NBC News manderà in onda una lunga intervista con Edward Snowden," ha scritto Cole in un'email indirizzata alla portavoce dell'NSA Vanee Vines e al portavoce dell'ODNI Shawn Turner. "Dato che dichiara diverse cose nel corso dell'intervista, io ho l'invidiabile compito di verificare la veridicità di queste affermazioni. Sarebbe possibile parlarne per telefono quando vi fa più comodo?"

      Vines chiede al giornalista di mettere per iscritto le sue richieste.

      "Iniziamo così, ma avrò comunque bisogno di parlarne al telefono," risponde Cole. "L'NSA e/o l'ODNI possono confermare o smentire che il Signor Snowden ha mandato delle email all'OGC dell'NSA o altre organizzazioni legali interne per la conformità? NBC News sa che in passato l'NSA ha detto di non aver trovato email di questo genere."

      Lo stesso giorno, Cole invia una breve richiesta FOIA all'NSA, richiedendo "una o tutte le email, i documenti, o qualsiasi altra forma di comunicazione" tra Snowden e qualsiasi autorità legale all'interno dell'agenzia.

      Anche se VICE News e una serie di altre organizzazioni avevano già inoltrato delle richieste FOIA per gli stessi documenti, l'NSA inizia a considerare l'eventualità di agire velocemente, prima della messa in onda dell'intervista della NBC.

      Vines, che si era occupato a lungo della questione-Snowden, era perfettamente consapevole dell'esistenza dell'email di Snowden. Con Cole, tuttavia, fa finta di niente.

      "Che cosa significa? Una email riguardo a *che cosa*?" scrive Vines prima dichiarare che le indagini non hanno trovato alcuna prova del fatto che Snowden abbia mai espresso le proprie preoccupazioni alla NSA.

      L'intervista di NBC a Snowden, tuttavia, si avvicina. L'avvocato De invia a qualcuno dell'NSA una email con scritto "NBC/email" come oggetto.

      "Ho bisogno di una conferma dai piani alti (Kemp/Moultrie) [un riferimento al direttore della sicurezza dell'NSA e a Ron Moultrie, il vicedirettore della SIGINT (SIGnals INTelligence) dell'NSA] sul fatto che sia stato fatto tutto il possibile per assicurare che non ci siano altre email [da parte di Snowden] all'Ufficio del Consulente Generale," scrive De.

      Pare che fosse impossibile fornire queste rassicurazioni, però, nonostante l'NSA abbia già dichiarato in pubblico più volte, nel corso degli ultimi mesi, che le famose segnalazioni di Snowden non esistono.

      "Se vuoi che ti assicuri al 100 per 100 che non c'è alcun carteggio di cui ignoriamo l'esistenza, non posso farlo," risponde a De un funzionario dell'NSA il cui nome è stato censurato. "Se invece mi chiedi se penso che abbiamo eseguito delle ricerche accurate e soddisfacenti, la mia risposta è 'sì', e non avrei problemi a metterci la faccia indicando l'email come "l'unico elemento che abbiamo trovato che abbia una relazione con l'accusa [di Snowden]."

      Ma conoscendo Snowden dobbiamo essere pronti all'eventualità che possa realizzare delle false email e affermare di averle mandate. Dopo sarà nostra responsabilità provare che non lo ha fatto (sai come andrà a finire)."

      Martedì 27 maggio, un giorno prima della messa in onda dell'intervista da parte di NBC, Cole invia una nuova email a Vines ponendo sette domande molto specifiche su Snowden e il suo lavoro: nessuna, però, riguardava il fatto che Snowden avesse o meno espresso le proprie preoccupazioni all'agenzia.

      Vines inoltra l'email a dei funzionari, ma non risponde alle domande di Cole. Sembra che, nel corso dell'ultima settimana, qualcuno abbia ormai 'aggirato' Cole e contattato direttamente i dirigenti della NBC.

      In un'email che Vines invia a Hayden il 28 maggio, la donna afferma di essere stata nuovamente contattata da Cole per ricevere una risposta alle sue domande.

      "Matthew Cole, il 'produttore dell'inchiesta' che si occupa del progetto della NBC, ha chiesto ancora... riguardo all'email oggi," scrive Vines. "Immagino che i suoi dirigenti non lo abbiano aggiornato."

      Quella sera, NBC News trasmette la prima parte della sua intervista a Snowden; ancora una volta, il whistleblower afferma di avere espresso le proprie preoccupazioni e i propri dubbi sui programmi di sorveglianza all'NSA, prima di lasciare l'agenzia portando con sé migliaia di documenti riservati.

      "Dobbiamo rilasciare l'email di Snowden il prima possibile," scrive quella stessa sera De in una email a Ledgett. A differenza dell'articolo di Vanity Fair, infatti, il servizio di NBC News genera un fortissimo interesse mediatico. Nulla, tuttavia, accade nell'immediato periodo post-trasmissione.

      La mattina del 29 maggio, in una email agli alti funzionari dell'NSA, della Casa Bianca e del Dipartimento di Giustizia, Litt condivide una comunicazione ricevuta da Grannis, il direttore dello staff di Feinstein presso il Comitato di Intelligence, riguardo all'email di Snowden:

      Per vostra informazione, vi inoltro una email di David Grannis, che secondo me potrebbe rispecchiare le conversazioni avute con altre persone.

      C'è qualche ragione relativa a questioni legali per non rendere pubblica l'email tra Snowden e l'NSA individuata dall'NSA e dall'FBI? L'email senza dubbio non rappresenta ciò di cui Snowden ha parlato nell'intervista... L'unico motivo per cui non rilasciare lo scambio di email riguarda la preoccupazione che possano esistere altre email, quindi deduco che è una questione di quanta fiducia sia riposta nella capacità di scandagliare i vecchi archivi. Il che non dovrebbe essere così difficile.

      Successivamente, le cose si smuovono. Circa tre ore prima che l'email di Snowden venga rilasciata pubblicamente, un agente speciale della divisione anti-terrorismo dell'NSA invia una email agli altri funzionari del contro-terrorismo riguardo ad altre email di Snowden trovate all'interno di divisioni dell'NSA a cui Snowden ha riferito di avere espresso le proprie preoccupazioni.

      C'erano circa 30 email trovate dall'ufficio di sicurezza inviate o ricevute da Snowden. L'agente speciale ha detto che molte erano email inviate da una fonte censurata a una maling list di cui Snowden faceva parte.

      In uno scambio di email veniva chiesto a Snowden di telefonare per discutere un problema relativo alla sua carta d'accesso. In un altro Snowden scriveva che la sua ragazza era stata invitata a una competizione di pole dance in Cina; presumibilmente, chiedeva ai funzionari della sicurezza se potevano partecipare.

      L'agente speciale riferisce che veniva loro "consigliato di non andare."

      L'agente speciale ha riferito anche di non avere trovato email inviate o ricevute da Snowden ha mandato o ricevuto dall'Ufficio dell'Ispettore Generale. Ma ne sono state scoperte sette nell'Ufficio del Consulente Generale, cinque delle quali "riguardanti la capacità di aprire alcuni documenti."

      L'agente speciale scriveva che si trattava di un problema strettamente tecnico riguardante la possibilità di violare lo scambio di email.

      La sicurezza con cui l'NSA nel giro di breve tempo avrebbe affermato pubblicamente di avere trovato solo una email non rifletteva ciò che stava accadendo nel retroscena. De stava ancora cercando la conferma che quello era l'unico messaggio inviato da Snowden - ma nessuno poteva dire con tranquillità che non esistevano altre email sfuggite al controllo.

      * * *

      Nonostante l'NSA abbia pubblicamente affermato di essere sicura che - tra tutte le email di Snowden - avrebbe trovato quelle che riguarderebbero eventualmente le sue preoccupazioni sullo spionaggio interno, sembra che l'agenzia non abbia ottenuto tutte le email di Snowden.

      Il 10 aprile del 2014 un membro della task force per i media leak ha chiesto al capo della Divisione Contro-terrorismo se "abbiamo una visione chiara delle sue email lavorative connesse alle email altamente riservate."

      Nella risposta si dice che "abbiamo le sue email [Top Secret] interne all'NSANet e le sue email riservate targate NSA.gov," ma ci sono diverse parti censurate, di cui una molto lunga.

      A giugno, il capo dello staff del Direttorato Associato per la Sicurezza e il Contro-terrorismo ha corretto un documento per chiarire che loro hanno "controllato tutte le email e i post sui social media all'interno dell'NSANet scritti da Edward Snowden che siamo stati in grado di ottenere," dando così la sensazione di non essere sicuri di averli ottenuti tutti. Molte altre email fanno però pensare che i funzionari dell'NSA fossero sicuri di avere ottenuto tutti "gli atti finali del governo" di Snowden.

      Lo stesso capo dello staff ha ammesso che "è possibile che esistano comunicazioni verbali non registrate tra Snowden e uno degli uffici che cita, ma non abbiamo trovato nessuno che ricordi una conversazione del genere."

      Come sarebbe emerso, erano stati individuati altri messaggi. Ma qualcuno dell'agenzia non ha rivelato questi dettagli, contenenti importanti informazioni sul contesto della corrispondenza di Snowden, dai media - e inizialmente persino da Rogers.

      * * *

      Un'ora dopo la pubblicazione dell'email, e poche ore dopo che Carney aveva detto che solo una parte dei messaggi di Snowden era stata individuata, un membro della task force per i leak di notizie inviò una email a una dozzina di persone e uffici dell'NSA dicendo che l'Ufficio per l'Osservanza delle regole "ci ha ricordato qualche altra 'interazione' con Snowden che dovrebbe essere considerata."

      "[Censurato] l'ha scovato nei file SSCT per noi... Mostra due o tre ulteriori contatti con il contingente di Supervisione e Osservanza delle regole che dobbiamo considerare... Ma non sembrano contenere alcun 'allarme' o 'preoccupazione' per quanto riguarda attività illegali discutibili del programma da parte dell'NSA," riferisce l'email.

      Le email trovate includono anche uno "scambio personale" con una funzionaria del gruppo di Sorveglianza e Osservanza delle regole che Snowden ha avuto quando "è apparso alla sua scrivania per esprimere la propria preoccupazione sul fatto che le 'domande a trabocchetto' contenute nel test cui si stava sottoponendo "fossero la ragione per cui aveva fallito il test."

      Nello stesso gruppo di email, emergono gli scambi di missive tecniche fanno riferimento a un "modello di documento" del FISA nell'agosto 2012, quando Snowden lavorava come amministratore di sistema con Dell. (Il FISA, o atto sulla sorveglianza e l'intelligence straniera, definisce il quadro legale per quanto riguarda le intercettazioni e altre attività di sorveglianza.)

      La task force tuttavia "non ritiene che questi elementi mostrino le sue 'preoccupazioni'... Ma mostrano invece che ci sono state interazioni con membri del gruppo di Sorveglianza [che Snowden ha detto di avere avuto, e che invece l'NSA ha negato] per l'NSA, anche se di carattere amministrativo," dice l'email.

      Nonostante la scoperta che Snowden aveva avuto ulteriori contatti con altre divisioni all'interno dell'NSA - al cui riguardo l'agenzia non aveva informato i media, e che i funzionari non hanno rivelato a Rogers - è stato deciso di non menzionarla in un documento finale di domande e risposte preparato per la Casa Bianca.

      "Ci sono ovviamente molti contatti che Snowden ha avuto con gente all'interno delle varie organizzazioni dell'NSA quando lavorava al suo interno," ha scritto il vice consulente generale per il diritto amministrativo e l'etica dell'NSA in una email nel tardo pomeriggio del 29 maggio 2014.

      "Finché le domande e le risposte riguardano i messaggi relativi 'alle sue preoccupazioni' - per esempio, resoconti di violazioni; richieste di giustizia, etc... Allora l'approccio stabilito continua ad essere corretto."

      In una dichiarazione che Feinstein ha pubblicato sul proprio sito quel pomeriggio, sottolineava che era lei ad aver rilasciato l'email e che l'NSA aveva detto al suo comitato che non aveva trovato altri "messaggi rilevanti da parte di Snowden... per email o in altre forme," cosa che si è poi rivelata falsa.

      Poco dopo il rilascio dell'email, Barton Gellman del Washington Post ha pubblicato un'intervista a Snowden, che ha risposto dicendo che il rilascio dell'email era "incompleto."

      "Non include infatti la mia corrispondenza con l'Ufficio di Conformità del Direttorato dell'Intelligence dei Segnali, che credeva che un ordine esecutivo riservato può avere precedenza rispetto a un atto del Congresso, contraddicendo quanto era appena stato pubblicato. Inoltre non includeva le mie preoccupazioni su come attività di raccolta indifendibili - come penetrare nelle reti di backhaul delle principali società informatiche americane - a volte siano nascoste dietro l'ordine esecutivo 12333 per evitare i requisiti e i regolamenti di rendicontazione del Congresso," spiegava Snowden.

      La dichiarazione di Snowden ha dato il via a numerose richieste mediatiche all'Ufficio degli Affari Pubblici, oltre a dozzine di richieste di accesso agli atti per cercare ulteriore materiale che provasse che aveva espresso le proprie preoccupazioni. Ma l'NSA ha rifiutato di prendere in considerazione domande ulteriori, e ha invece fornito ai giornalisti una copia del comunicato già pronto. Oltre all'email.

      "Quella sera, un agente speciale delle indagini di contro-intelligence dell'NSA ha scritto una email ad altri membri della contro-intelligence, i cui nomi sono stati censurati: "Bisogna chiarire che abbiamo negato di avere ricevuto messaggi di lamentela, non di avere ricevuto comunicazioni in assoluto."

      * * *

      A un'ora dalla pubblicazione di quell'unica email di Snowden, tuttavia, qualcuno nell'NSA comincia a dubitare della completezza della ricerca effettuata dall'agenzia stessa sulle email di Snowden.

      Alle 3 di pomeriggio, quelli che trovavano a rispondere avevano scoperto altri due dettagli di cui non erano a conoscenza, incluso il fatto che la donna della Compliance aveva avuto un faccia a faccia con Snowden, e che proprio lui aveva aiutato una persona del dipartimento con dei problemi tecnici.

      Mentre continuavano gli sforzi sulla ricerca di documenti, il 3 giugno la faccenda divenne ancora più urgente. Elizabeth Brooks, capo del personale NSA, aveva avviato una "revisione dell'accuratezza del controllo sul materiale che potrebbe dimostrare un contatto di Edward Snowden con gli ufficiali dell'NSA a seguito di quanto sostenuto da lui stesso."

      Diverse persone si erano offerte di aiutare, inviando thread di email risalenti a giorni e settimane precedenti. Alla fine della giornata, uno dei membri più senior della task force per i media leak si era scusato con Rogers per non averlo adeguatamente informato – insieme alle altre 31 persone che hanno ricevuto la mail – riguardo le interazioni di Snowden.

      "Io sottoscritto, in quanto ufficiale NSA responsabile per le rivelazioni ai media, accetto la responsabilità per la rappresentazione che l'unica interazione che abbiamo scoperto è una piattaforma web email engagement con un avvocato dell'Ufficio NSA del consulente generale," aveva scritto la persona, assumendosi la responsabilità di aver lasciato la leadership dell'NSA "insufficientemente informata sulla questione," e promettendo "di porre rimedio, andando avanti."

      L'email continuava spiegando che alcuni giorni di ricerca avevano scoperto infatti tre interazioni tra Snowden e l'Ufficio Oversight and Compliance: la richiesta ricevuta per email dalla persona in fase di formazione professionale e poi rimandata indietro all'OGC; un faccia a faccia con un'altra persona in formazione; e Snowden che offriva assistenza con un problema riscontrato su un template per un documenti, mentre stava lavorando per Dell nel 2012.

      L'email include un passaggio che descrive il processo che l'NSA ha usato per valutare se Snowden dovesse destare preoccupazioni.

      "Attraverso interviste, ricerche e sollecitazioni per informazioni in supporto alle richieste investigative e altro, abbiamo accumulato una serie di dati he rappresentano la nostra migliore e più autorevole ricostruzione dei [documenti di Snowden] che potrebbero avere ripercussione sull'inchiesta, sulle rivelazioni mediatiche o sulle sue accuse," si spiegava nelle scuse. "Non possiamo affermare con il 100 per 100 di certezza che questa sia una serie completa di informazioni, questo sarebbe impossibile da ottenere, ma è un corpo di conoscenza sul quale possiamo e abbiamo tratto alcune conclusioni difendibili."

      Nelle scuse si revisionano poi le rivendicazioni di Snowden, e si conclude, in parte, "non sono stati trovati esempi che corrispondano alla gravità delle sue accuse." Le scuse sono un esempio lampante di presa di responsabilità, ma non raccontano l'intera storia.

      Poi c'è stato il contatto di persona con Snowden. Come scriverà l'istruttrice della Oversight and Compliance in una email di un anno dopo, [lui] "era apparso di fianco alla mia scrivania nella zona dedicata alla formazione... subito dopo la pausa pranzo."

      Snowden non si era presentato, ma "sembrava arrabbiato e disse che aveva provato a superare" il corso base introduttivo alla Sezione 702 "e che aveva fallito. Poi commentò che sentiva che avevamo domande trabocchetto per tutti gli argomenti del corso, che lo avevano fatto fallire." Una volta che aveva fornito "risposte preconfezionate" alle sue domande, "sembrava essersi calmato" ma disse " che pensava comunque che le domande traessero gli studenti in inganno."

      Questo potrebbe essere benissimo quello che lo scambio è sembrato alla donna, sebbene sia improbabile che Snowden, che sei settimane dopo lascerà l'NSA con chiavette piene di segreti, stesse soffrendo per aver fallito un esame.

      * * *

      Nella sua testimonianza al Parlamento Europeo, Snowden fece notare come non esistessero canali sicuri - per lavoratori autonomi come lui - per riportare eventuali dubbi.

      "Le riforme americane per i whistleblower sono state approvate nel 2012, con lo US Whistleblower Protection Enhancement Act, ma hanno scelto esplicitamente di escludere le agenzie di intelligence dallo statuto," spiegava Snowden.

      Il direttore dell'NSA al tempo in cui Snowden lasciò l'agenzia, il generale Keith Alexander, non era apparentemente al corrente del fatto che i lavoratori autonomi fossero comunque coperti dalla leggi per i whistleblower.

      Alexander aveva mandato un'email a Ledgett quattro giorni dopo che Snowden aveva testimoniato di fronte al Parlamento Europeo, l'11 marzo 2014.

      "Rick, credo ci sia un protocollo Whistleblower anche per i lavoratori indipendenti. Ce lo abbiamo?" aveva scritto Alexander.

      "Signore, non è il Whistleblower Protection Act promulgato di recente, ma abbiamo leggi precedenti a protezione dei lavoratori indipendenti. Metto in copia Raj [De, consulente generale NSA], e [censurato] che può fornire questa informazione," aveva risposto Ledgett.

      Una persona dell'NSA, il cui nome è stato censurato scriveva in un'altra email ad Alexander:

      L'Intelligence Community Whistleblower Protection Act del 1998 e la Presidential Policy Directive PPD-19 forniscono un protocollo sia per i dipendenti che per i lavoratori indipendenti per denunciare pratiche sospette. I whistleblowers possono presentare "preoccupazioni urgenti" all'IG dell'NSA [Ispettore generale, un garante interno per l'organizzazione governativa] e al DoD IG. I whistleblower, inclusi i lavoratori indipendenti, possono presentare "preoccupazioni urgenti" al comitato di intelligence dopo aver notificato l'NSA IG o il DoD IG del loro intento di fare ciò e aver ottenuto direzioni dall'IG su come contattare il comitato di intelligence. Lo statuto whistleblower fornisce un canale per denunciare dubbi legati a materiale classificato senza divulgare informazioni riservate in maniera inappropriata.

      (Illustrazione di Todd Detwiler)

      * * *

      Lo scorso weekend, l'ex Procuratore generale Eric Holder ha detto dei leak di Snowden che, sebbene illegali, sono stati un servizio pubblico perché hanno acceso il dibattito sulla legalità dei programmi di sorveglianza e hanno portato a dei cambiamenti.

      Anche il senatore Ron Wyden, uno dei democratici del Senate Intelligence Committee, concorda.

      "Il senatore Wyden crede certamente che le protezioni per i whistleblower dell'agenzia d'intelligence debbano essere rafforzate, per impedire ritorsioni e incoraggiare la denuncia di gravi problemi di sistema," ha spiegato Keith Chy, portavoce di Wyden, che siede nel Senate Intelligence Committee.

      "Comunque, nel caso della sorveglianza di massa, i leader dell'agenzia, gli ispettori generali, e i relativi comitati di supervisione erano tutti a conoscenza del fatto che la sorveglianza di massa stesse accadendo, ma il problema non è stato risolto finché non è divenuto pubblico."

      L'NSA ha rifiutato di rispondere a una serie di domande che VICE News ha inviato all'agenzia. Invece, il pomeriggio del 3 giugno, il portavoce dell'agenzia Micheal Halbig ha fornito a VICE News dei commenti sui canali che i whistleblower come Snowden possono utilizzare per segnalare sprechi, frodi e abusi.

      Forse l'NSA sperava di precedere l'inchiesta di VICE News. Alle 11:40 del 3 giugno Vines, il portavoce NSA che si è scontrato con Matthew Cole di NBS e ha criticato la copertura mediatica fatta da altri giornalisti su Snowden, ha mandato un'email a VICE News per dire che gli 800 documenti consegnati a noi dopo due anni di contese erano stati pubblicati sul sito dell'agenzia.

      Una lettera di presentazione dell'NSA accompagnava la pubblicazione online, dicendo: "I documenti mostrano che, come riportato dall'agenzia nel maggio 2014, l'NSA ha condotto una ricerca email approfondita e non ha trovato documentazione di nessuna email dall'ex lavoratore indipendente NSA Edward Snowden diretta a ufficiali dell'Agenzia in cui venissero sollevati dubbi sui programmi dell'NSA."

      La lettera procede dicendo: "[L]'Agenzia non ha nessuna documentazione che provi che lui abbia presentato reclami a dirigenti NSA – incluso il direttore dell'NSA, il vice direttore e il direttore esecutivo."

      Ma sono smentite a dichiarazioni che Snowden non ha mai fatto.


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      Argomenti: esclusiva, sorveglianza, privacy, edward snowden, snowden, nsa, spionaggio, foia

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