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      Costrette a sposarsi: abbiamo parlato con le ragazze cinesi che vivono a Milano

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      Costrette a sposarsi: abbiamo parlato con le ragazze cinesi che vivono a Milano

      Di Silvia Malnati

      Ci diamo appuntamento alla fermata di Porta Romana dopo esserci scambiate qualche messaggio su WeChat, l'app per chattare più usata dai cinesi. Non ci siamo mai viste prima. Emergono dalle scale della metro e mi raggiungono, ci presentiamo: Yuan Bian, 25 anni, e Li Xuan, 23 anni, sono due ragazze cinesi che studiano a Milano rispettivamente da due e quattro anni. L'aria è bollente e mi propongono di andare a prendere una Coca Cola ghiacciata da McDonald's. Ci incontriamo per parlare di un argomento che sta molto a cuore alle cinesi: il matrimonio, e la pesante pressione sociale che ne deriva.

      Per quanto si trovino a migliaia di chilometri dal loro paese di origine, le giovani provenienti dalla Cina continuano infatti a subire pressioni molto forti da parte delle loro famiglie: non sposarsi entro i 28 anni, talvolta anche i 25, è considerata per tradizione una grave onta. Inoltre è estremamente diffusa la convinzione che più ci si avvicina ai 30, più diventa impossibile trovare un partner valido, soprattutto economicamente.

      Come conseguenza, le giovani nubili sono obbligate a convivere sia con il grande senso di colpa nei confronti dei genitori, sia con il rifiuto da parte della società — la situazione è ben raccontata in un video pubblicitario cinese di un prodotto di bellezza circolato in rete qualche mese fa per sensibilizzare la popolazione sul tema.

      Come mai sono così forti i legami con i parenti, anche se ci si trova all'estero? "Perché i cinesi che vivono in Italia hanno sempre un progetto di ritorno in Cina. E, tornati a casa, dovranno mostrare a tutti di essere sposati per non disonorare la famiglia," spiega Francesco Montessoro professore associato di Storia dell'Asia all'Università Statale di Milano.

      In Cina le istituzioni matrimoniali si sono determinate in termini plurisecolari, e sono legate a stereotipi di radice rurale. "Mentre l'uomo rimane il sesso dominante, alle donne, subalterne nella cultura confuciana, si chiede implicitamente di conformarsi a modelli sociali tradizionali che non sono stati ancora scalfiti dalla modernizzazione economica: il matrimonio deve avvenire in età precoce e il partner deve essere adeguato alle aspettative dei genitori per realizzare il compimento sociale voluto dalla famiglia," continua il professore. "Queste regole possono essere esplicite o nascoste nelle pieghe del comportamento di una modernità che non si è ancora affermata completamente, ma sono destinate a protrarsi a lungo."

      Perfino il governo di Pechino incoraggia esplicitamente i matrimoni tra ventenni, a maggior ragione ora che il tasso dei divorzi in aumento - dal 2011 al 2014 è cresciuto del 27 per cento - minaccia "l'armonia" della società cinese: con il suo sistema di previdenza sociale carente e disomogeneo, la Repubblica Popolare Cinese conta sui giovani - e sui risparmi del loro futuro nucleo familiare - per prendersi cura delle generazioni più anziane. In quest'ottica, l'aspetto economico è prioritario nella ricerca di un compagno di vita rispetto alla compatibilità sentimentale.

      Per questi motivi chi è single, non potendo prendersi cura della famiglia che invecchia, è esposto al costante biasimo e alla derisione che talvolta conducono a conseguenze estreme: in Cina non sono rari i casi di suicidi o di matrimoni "finti" (su quelli tra gay e lesbiche è stato girato anche un documentario, Inside the Chinese closet) inscenati per "tranquillizzare" la famiglia.

      In questo contesto, le ragazze cinesi che vivono a Milano si trovano combattute tra il rispetto filiale della volontà dei genitori (?xiao, retaggio culturale del confucianesimo tuttora molto presente) e la spinta verso una maggiore indipendenza, influenzate dalla cultura occidentale.

      La homepage del sito di incontri Baihe.

      In Cina, inoltre, "non esiste il concetto di convivenza," raccontato a VICE News Jia Pan, un'altra ragazza cinese di Shanghai emigrata a Milano otto anni fa. "O vivi coi tuoi genitori, o ti sposi. Non è concepibile che si vada a vivere insieme al proprio ragazzo. Anche per questo il matrimonio è ancora un'istituzione fondamentale."

      Secondo Sissi Zhang, cinese di Hohhot, ex impiegata presso l'Ambasciata Italiana a Pechino e oggi residente vicino a Milano, nelle metropoli della RPC le cose però stanno cambiando. "Quando 17 anni fa ho sposato mio marito, un italiano, avevo 29 anni. Il mio era un caso più unico che raro," racconta. "Oggi invece le giovani sono più ambiziose e meno tolleranti, e sono sempre di più le famiglie che devono accettare l'imporsi dei costumi occidentali. Tuttavia fuori dalle grandi città la situazione rimane quella di trent'anni fa."

      Yuan Bian e Li Xuan fanno parte delle ragazze cinesi non ancora sposate. Hanno raccontato a VICE News come vivono la questione del matrimonio, tra i rapporti con la comunità cinese di Milano, i siti di appuntamenti al buio - il principale, Bai He, vanta 100milioni di iscritti - e la pressione della famiglia.

      VICE News: Siete fidanzate?

      Yuan Bian: No.

      Li Xuan: Sì, da un anno e mezzo con un ragazzo cinese che ho incontrato all'Università. Ormai conviviamo da un po' di mesi.

      Pensate già al matrimonio?

      Y: Non ancora.

      L: Sì, è una prospettiva molto vicina a cui pensiamo entrambi, per forza di cose. Ma prima bisogna finire di studiare. Il mio ragazzo l'anno prossimo vuole fare un master negli USA: quando lo finirà ritorneremo in Cina e ci sposeremo.

      Una schermata di Baihe.

      Sentite la pressione da parte dei genitori? Come la vivete?

      Y: In realtà i miei genitori non sono troppo preoccupati del fatto che io sia ancora single a 25 anni. In Cina tutte le mie amiche sono sposate e io sono l'unica a non avere nemmeno un ragazzo. Ma non mi importa: voglio essere indipendente e preferisco essere felice che sposarmi per forza; questo i miei lo capiscono, non sono così tradizionalisti. Ma il mio è un caso più unico che raro.

      L: Io invece percepisco una grande pressione da parte dei genitori. Li rispetto ed è giusto che io mi sposi, ho anche l'età giusta per farlo. Non voglio per nessun motivo ritrovarmi a trent'anni senza marito. Se non mi dovessi sposare nei prossimi anni sarebbe terribile, finirei con l'essere considerata un avanzo della società, oppure una testarda, un'egoista o una ragazza troppo selettiva. Verrei accusata di non avere a cuore i miei genitori, e per i cinesi non esiste insulto più grave di questo.

      Yuan Bian (foto per gentile concessione di Yuan Bian).

      Cosa succede se sei single passati i 25 anni?

      Y: Dipende dalla regione da cui provieni, ma generalmente la tua famiglia farà di tutto pur di trovare un candidato da proporti e, indirettamente, combinare un matrimonio.

      L: Se sei single il momento peggiore è il Capodanno cinese, quando di solito chi vive all'estero torna in Cina. È un po' come il vostro Natale: durante queste due settimane di festa ci si trova a casa dei parenti e degli amici e tutti continuano a chiederti con insistenza: "Quanti anni hai? Perché non sei ancora sposata?" Quando a 25 anni sei ancora sola inizi a percepire il disprezzo attorno e inizi a venire considerata una Sheng Nu*, una "donna-avanzo" destinata a essere presa in giro da tutti e a rimanere sola per tutta la vita. Insomma, è un vero inferno.

      Chi non riesce a trovare un partner in tempo cosa può fare?

      L: Si iscrive ai siti di "ricerca marito/moglie", come ha fatto mio cugino. Ma non è una cosa ben vista: significa che sei stata rifiutata da tutti e quella è l'ultima opzione che ti rimane per non restare sola. I siti principali sono due: Bai He (Giglio, 100 milioni di iscritti) e Zhen Ai (Amore vero, 90 milioni di iscritti), usatissimi in Cina e anche all'estero. Quando ti registri ti viene chiesto di inserire alcuni dati personali, compreso quanti soldi guadagni al mese e il tuo livello di istruzione. Molti mentono sul proprio stipendio: chi ti vuole se sei povero?

      Y: A volte sono i genitori che creano un profilo per i figli e si occupano della ricerca dei partner scegliendo quelli secondo loro più adatti e organizzando di fatto degli appuntamenti al buio. In Italia è più difficile che ciò avvenga, perché le famiglie sono lontane e hanno meno controllo.

      Li Xuan (foto per gentile concessione di Li Xuan).

      Vivete a Milano: è facile trovare un marito cinese?

      Y: Sì e no. La comunità cinese a Milano, quella che abita nella Chinatown, è composta per lo più da migranti economici che provengono dalla città-prefettura di Wenzhou, nella parte sudorientale della Cina. Sono un gruppo molto chiuso e poco istruito con cui è davvero difficile entrare in contatto. Puoi conoscere più facilmente altri studenti che vivono a Milano anche se, al contrario di quello che avviene nel nostro paese, qui viviamo dislocati per la città e non in dormitori universitari dove è più facile fare amicizia.

      L: Per me non molto. Nella comunità cinese milanese mancano la solidarietà e la curiosità. Noi cinesi siamo poco aperti di natura e di conseguenza è difficile stringere rapporti al di fuori della nostra cerchia di amici che, nel mio caso, è davvero ristretta. Gli unici luoghi di incontro al di fuori dell'università per conoscere altri cinesi sono i karaoke, quelli in Paolo Sarpi e a Turro.

      E se un italiano vi chiedesse di sposarvi?

      L: Prima del mio attuale ragazzo cinese sono stata con un coreano, ma non avremmo mai potuto pensare di sposarci perché i nostri rispettivi genitori parlano lingue diverse. La mia famiglia non accetterebbe il fatto di non poter parlare cinese con i suoceri. Quindi, anche se uscirei volentieri con un italiano, sarebbe impossibile sposarci.

      Y: Per i miei genitori io posso sposarmi solo con cinesi, malesi, coreani e giapponesi. E a me va bene così, sono d'accordo con loro.

      *Sheng Nu: termine coniato dalla All-China Women's Federation, il movimento femminile di Stato istituito il 22 marzo 1949.


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      Argomenti: cina, cinesi, italia, immigrazione, matrimonio, società, donne, diritti

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