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      Cosa sta succedendo a Roma, dove da giorni la polizia sta sgomberando centinaia di rifugiati

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      Foto via Twitter/DinamoPress

      Italia

      Cosa sta succedendo a Roma, dove da giorni la polizia sta sgomberando centinaia di rifugiati

      Di Leonardo Bianchi

      Aggiornamento del 24 agosto: all'alba la polizia ha sgomberato piazza Indipendenza usando idranti e manganelli su persone che stavano ancora dormendo o si erano appena svegliate. La questura di Roma ha giustificato l'intervento sostenendo che i rifugiati hanno rifiutato una presunta soluzione del comune di Roma e "soprattutto per le informazioni di alto rischio pervenute, inerenti il possesso da parte degli occupanti di bombole di gas e bottiglie incendiarie.

      Nella mattinata del 23 agosto 2017, a Roma, un ampio contigente di forze dell'ordine si è presentato a piazza Indipendenza — a pochi passi dalla stazione Termini — per allontare le centinaia di rifugiati che da giorni sono lì accampati, a seguito dello sgombero di un palazzo occupato in via Curtatone avvenuto lo scorso 19 agosto.

      Gli agenti hanno però incontrato la resistenza dei migranti che — supportati da attivisti per il diritto all'abitare e da alcune Ong — hanno organizzato un sit-in spontaneo di protesta.

      "Ci hanno svegliato all'improvviso e detto di andarcene, ma noi non abbiamo altra scelta e non ci spostiamo," ha detto un ex occupante al Redattore Sociale. Di fronte alla minaccia dell'uso della forza, i manifestanti hanno intonato slogan quali "noi siamo rifugiati non terroristi"; inoltre, alle finestre dell'edificio sono state esposte tre bombole del gas e dall'interno sono stati lanciati alcuni oggetti. Alla stampa, come riportano alcuni cronisti, è stato ripetutamente intimato di farsi da parte per "motivi di ordine pubblico."

      Verso le 12 la sala operativa sociale del Comune di Roma ha provato a convincere i migranti a desistere, ma "senza soluzioni e senza esito." Nel contempo — mentre la situazione in piazza entrava in stallo — alla prefettura è iniziata una riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza, a cui partecipano Regione, Comune e la proprietà dell'immobile.

      "Medici Senza Frontiere è molto preoccupata per la situazione che si sta verificando in piazza Indipendenza da ormai un paio di giorni," ha spiegato l'operatore Tommaso Fabbri, presente sul posto.

      "Ancora una volta assistiamo a uno sgombero dove non si danno alternative alle persone che vengono portate fuori. Rimaniamo preoccupati per le persone vulnerabili e per tutti coloro che non hanno un'alternativa. Metodi di sgombero non pianificato potrebbero sfociare in situazioni di violenza diretta e indiretta", ha infine chiosato.

      Il palazzo di via Curtatone — di proprietà della Federconsorzi e poi rilevato dal fondo immobiliare Omega della IDeA Fimit — rappresentava una delle più grosse occupazioni abitative di Roma, che si estendeva per nove piani e ospitava all'incirca mille persone.

      Nell'ottobre del 2013, ricostruisce il sito DinamoPress, "centinaia di rifugiati, soprattutto somali ed eritrei, avevano aperto le porte di un enorme palazzo abbandonato a pochi passi dalla stazione Termini. Così, il grande edificio situato tra via Curtatone e piazza Indipendenza era diventato un nuovo tetto per decine di famiglie, spesso reduci dalla disastrosa accoglienza del sistema creato all'interno della cosiddetta 'emergenza Nordafrica'."

      Fin da subito, l'occupazione era stata appoggiata dai movimenti per il diritto all'abitare ed era diventato "un punto di riferimento per diverse mobilitazioni anti-razziste e per i diritti di migranti e rifugiati."

      Lo sgombero del palazzo era stata annunciato da Angelino Alfano e promesso dal commissario Francesco Paolo Tronca, che aveva amministrato la città prima della vittoria di Virginia Raggi alle ultime elezioni. Per un po', tuttavia, non se ne era fatto nulla — almeno fino al 19 agosto, quando centinaia di agenti hanno circondato l'edificio e sono entrati dentro. Gli occupanti hanno improvvisato un blocco stradale, ma le forze dell'ordine hanno schierato un idrante.

      "Sono arrivati senza avviso, io dormivo. Ci siamo spaventanti perché erano in tenuta antisommossa, ma non abbiamo reagito, abbiamo preso i documenti e siamo andati alla Questura per essere identificati", ha raccontato Bereket, un rifugiato che abitava in via Curtatone. "Una bambina ha chiesto spaventata: quando c'è una persona cattiva dobbiamo chiamare i poliziotti, ma quando c'è un poliziotto cattivo chi dobbiamo chiamare? Noi non sapevamo cosa risponderle."

      "I poliziotti sono saliti all'ultimo piano e hanno fatto uscire tutti fuori, e poi lentamente sono scesi ai piani inferiori," ha spiegato a Internazionale Simon, un eritreo di quarant'anni. "Hanno detto a ognuno di prendere le proprie cose, ci hanno caricato su degli autobus e ci hanno portato in questura per il controllo dei documenti e dei permessi di soggiorno."

      I primi rifugiati cacciati dall'edificio sono stati caricati sui bus della polizia per essere identificati negli uffici della questura stranieri di via Patini. In seguito, sono stati addirittura trasportati con i mezzi pubblici dell'Atac.

      Dopo il passaggio negli uffici di polizia, tuttavia, gli occupanti sono stati rilasciati perché avevano i documenti in regola – ossia erano titolari dello status di rifugiato o di qualche forma di protezione internazionale. "Ci hanno lasciato andare e ci hanno detto solo che non potevamo più entrare nel palazzo, dove però si trovano ancora tutte le nostre cose," ha continuato Simon.

      A sgombero e controlli ultimati, parte degli occupanti è rientrata nello stabile; altri, appunto, si sono accampati nei giardinetti di piazza Indipendenza in attesa di recuperare le loro cose.

      Nel frattempo, né dalla prefettura né dall'amministrazione comunale è arrivata una soluzione concretamente praticabile.

      Il 22 agosto, il Campidoglio guidato dal MoVimento 5 Stelle — oltre a prendersela con la Regione Lazio — ha fatto sapere di aver terminato il censimento delle 107 persone in condizioni di fragilità ("donne con bambini, anziani non autosufficienti e disabili") alle quali è stato temporaneamente consentito di restare nell'immobile.

      Sempre secondo quanto riferito dal Comune, sono 20 le persone che "hanno accettato l'offerta proposta dall'amministrazione, a fronte di numerosi rifiuti," e che sono state indirizzate "presso il circuito di accoglienza (i cosiddetti extra Sprar) predisposto dai Servizi Sociali capitolini." Per molti dei rifugiati sgomberati da via Curtatone l'alloggio nelle strutture del circuito Sprar non è possibile, visto che sono già state ospitate e che il termine massimo è di sei mesi.

      Per Don Mussie Zerai — candidato al Nobel per la pace nel 2015 e punto di riferimento della comunità eritrea in Italia — una situazione così caotica è frutto del fallimento del sistema di accoglienza: "Lo Sprar, che in teoria dovrebbe aiutare queste persone a diventare autonome non è sufficiente per garantire a tutti una reale integrazione. Per questo molti finiscono in sacche di marginalità e sono costretti a occupare palazzi fatiscenti o in disuso."

      "Gli sgomberi senza soluzioni alternative creano delle situazioni di insicurezza e di emergenza ancora peggiori", ha poi affermato Zerai.

      Giudizi altrettanto duri su quanto sta succedendo in piazza Indipendenza sono provenuti da diverse associazioni che si occupano di diritti umani. L'Alto Commissariato della Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha espresso "profonda preoccupazione per lo sgombero senza preavviso" del palazzo di via Curtatone, auspicando "una soluzione immediata per le persone attualmente all'addiaccio."

      "Lo sgombero improvviso di un palazzo occupato dal 2013 [...] dimostra ancora una volta l'assenza di serie politiche di assistenza e di alloggio da parte delle autorità capitoline," ha dichiarato Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia. "Paradossale, poi, è la circostanza che lo stato italiano, concedendo l'asilo politico, abbia deciso di dare protezione a molte di queste persone per poi negare loro, successivamente, ogni forma di assistenza."

      "Occorre che le autorità nazionali e cittadine trovino al più presto una risposta alla situazione che si è venuta a creare, anche con soluzioni diversificate. [...] Lasciare per strada centinaia di immigrati non fa altro che aumentare nella Capitale il numero di quanti — e non sono pochi — non hanno un riparo notturno o vivono in alloggi di fortuna," ha riferito la Comunità di Sant'Egidio in una nota. Mario Giro, viceministero degli esteri che fa parte della Ong cattolica di Trastevere, ha definito lo sgombero "indegno e che provoca disagio e insicurezza ai migranti e ai romani."


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      Argomenti: crisi dei migranti, roma, via curtatone, piazza indipendenza, polizia, sgombero, migranti, rifugiati, italia, politica

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